Il multitasking non è un superpotere femminile: è il modo in cui ci esauriamo

Ci hanno insegnato che fare tutto insieme è una qualità. Io ho scoperto il contrario: il multitasking ci sfinisce. Ecco come mi sto alleggerendo, anche con piccoli aiuti utili.

4/12/20263 min read

Ci hanno venduto il multitasking come superpotere femminile. Io l’ho comprato. E adesso vorrei il rimborso.

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sentivo molto evoluta perché riuscivo a rispondere a una mail, ricordarmi di comprare i detersivi, pensare a cosa cucinare, aprire tre chat, fissare un appuntamento e provare anche a sembrare una persona rilassata. In pratica non ero una donna organizzata: ero un centralino con l’ansia e la skincare.

Per anni ci hanno raccontato che il multitasking fosse una specie di talento femminile. Una dote. Una medaglia. Una cosa quasi chic. La verità, almeno per me, è molto meno elegante: quando faccio tutto insieme, faccio tutto peggio e nel frattempo divento insopportabile pure a me stessa.

Il punto è che non mi serviva “imparare a gestire meglio tutto”. Mi serviva smettere di glorificare il sovraccarico. Perché c’è una differenza sottile ma importante tra essere capace e vivere in modalità emergenza con un caffè in mano e lo sguardo perso nel vuoto.

A un certo punto ho capito una cosa semplice: io non avevo bisogno di diventare ancora più efficiente. Avevo bisogno di alleggerirmi. Meno caos, meno attrito, meno quella sensazione di essere la stagista non retribuita della mia stessa vita.

Per esempio, ho scoperto che il mio cervello collabora molto meglio se le cose le vede. Non “le tiene a mente”. Le vede. Per questo ho iniziato a usare una agenda settimanale A5 AMO HERMOSO e, quando voglio una visione ancora più ampia della settimana, un planner da scrivania tipo Navaris Weekly Planner. Niente di rivoluzionario: semplicemente smetto di trattare la mia memoria come un hard disk immortale.

Poi c’è stata la mia personale scoperta dell’acqua calda, in tutti i sensi: io lavoro meglio quando non vivo disidratata come una pianta d’ufficio dimenticata in agosto. Da quando mi porto dietro una borraccia seria, nello specifico una Owala FreeSip da 710 ml, bevo di più senza trasformare ogni sorso in un piccolo incidente logistico. Sembra una sciocchezza, ma la differenza tra “oggi sono produttiva” e “oggi odio tutti” a volte è letteralmente una borraccia.

Un altro oggetto che mi ha fatto smettere di fingere di saper gestire il tempo “a intuito” è un timer visivo Conchstar da 60 minuti. Sì, sembra una cosa da maestra dell’asilo e invece è utilissimo anche per me, adulta con troppe schede aperte e troppe illusioni. Quando vedo il tempo che scende, magicamente smetto di dire “faccio solo una cosa al volo” e poi riemergo due ore dopo, emotivamente danneggiata e con una nuova ossessione per l’ordine delle spezie.

E già che parliamo di concentrazione: le Soundcore Q20i mi hanno insegnato che il silenzio non è un lusso mistico, è un presidio sanitario. Non sempre posso spegnere il mondo, ma posso almeno abbassargli il volume. E per chi vuole spendere meno c’è anche l’alternativa Amazon Basics con ANC. In entrambi i casi, il messaggio che mando all’universo è chiaro: in questo momento non sono disponibile per il caos altrui.

La sera, poi, ho smesso di usare la luce sparata in faccia come se stessi interrogando me stessa in questura. Una piccola lampada da lettura PivoBook mi aiuta a chiudere la giornata con un tono appena più civile. Leggo, scrivo due righe, fingo di essere una donna raccolta e centrata invece di una persona che alle 23:48 sta ancora controllando notifiche inutili. Funziona sorprendentemente bene.

E no, non ho dimenticato il dettaglio più importante: il corpo. Perché una parte del mio nervosismo cosmico derivava anche dal fatto che stavo seduta male per ore, come un gambero stanco con ambizioni editoriali. Un cuscino ergonomico Juspota per sedia non risolve la vita, ma migliora parecchio il rapporto tra me, la scrivania e la mia colonna vertebrale. E quando il corpo urla meno, anche la mente smette di fare la sirena antiaerea.

La parte interessante è che nessuna di queste cose mi ha trasformata nella donna perfetta. Non mi sveglio all’alba piena di gratitudine, non faccio venti cose prima delle otto e non ho improvvisamente sviluppato una personalità da guru del benessere. Però ho smesso di raccontarmi quella bugia elegantissima secondo cui “basta organizzarsi meglio”. No. A volte basta togliere attrito. Rendere facili le cose piccole. Smettere di pensare che la stanchezza cronica sia il prezzo normale da pagare per essere adulte e funzionanti.

Quindi oggi il mio approccio è questo: meno eroismo, più supporti. Meno culto della donna che regge tutto, più strumenti che mi aiutano a reggere me stessa. Perché il multitasking non è il mio superpotere. È il modo più glamour che abbiamo trovato per chiamare l’esaurimento.

E sinceramente, io tutta questa voglia di essere una leggenda ce l’ho passata. Preferisco essere una persona riposata, con una borraccia piena, un timer acceso e le cuffie ben messe.